lunedì 9 maggio 2016

Grigna Settentrionale (2410 m.) Via del Nevaio (Cresta Nordest) dal Vò di Moncodeno - Valsassina - Lombardia

Sopra la sponda Orientale del Lago di Como si erge maestoso l'affascinante gruppo calcareo delle Grigne, formato dalla Meridionale, dalla Settentrionale e da alcuni loro "satelliti", tra cui spiccano per interesse alpinistico il Sasso Cavallo ed il Sasso Carbonari. E' indubbiamente il più celebre, frequentato e recensito gruppo montuoso delle Prealpi Lombarde e, nel caso odierno, ci spingeremo fino alla maggiore delle sue elevazioni, capace nelle limpide giornate primaverili di un panorama di incomparabile bellezza. Sostanzialmente, come nel caso del Monte Moregallo trattato nel precedente post, questa montagna è divisa in tre distinti settori, decisamente differenti tra loro per dimensioni  e conformazione. Il più noto, frequentato ed allo stesso tempo meno affascinante di questi versanti è l'Orientale, capace di degradare dolcemente ma per ben 1500 metri di dislivello sulla Valsassina. Ben più interessante dal punto di vista alpinistico è la sezione Sudoccidentale della montagna, piuttosto scoscesa ma dai grandiosi panorami sulla sponda Orientale del Lago di Como. Resta infine il versante Nord, capace di una vastissima conca di origine glaciale, al cui interno sorgono inghiottitoi, doline ed abissi tra cui il più celebre è il "Complesso del Releccio" che, con i suoi 23 Km di sviluppo ed oltre 1300 metri di dislivello, rappresenta il secondo sistema carsico più profondo di Italia. In questo ambiente affascinante ma che ha davvero poco di ospitale, oltre alla Via della Ganda, è possibile percorrere la Via del Nevaio, straordinario itinerario che risale uno dei tre canaloni che solcano la scarpata che divide il Circo di Moncodeno in due altopiani, cioè quello delle Foppe da quello degli Zucchi del Nevaio. Escursione del 3 Maggio scorso in splendida compagnia di Enrico, Paolo, Graziano e Mario, foto con Canon 750d... 

Note tecniche :

Difficoltà : EE  

Dislivello : 1012 metri (si tenga presente che mi sono fermato circa 20 metri sotto la cresta Nordest ed indicativamente a 150/200 metri dalla vetta)

Sviluppo : 11 Km

Interesse : paesaggistico, botanico, faunistico


Da Esino Lario, per strada tortuosa, si sale in automobile all'Albergo Cainallo e si prosegue per il parcheggio del Vò di Moncodeno, dove ha termine la carrozzabile (nei pressi dell'edificio sopracitato si rende necessario pagare un ticket pari a 2 euro per la sosta giornaliera). Poco sopra quest'ampio spiazzo sterrato è evidente davanti a noi un'ampia sella erbosa, verso cui bisogna indirizzarsi e nei cui pressi sorge un segnavia che può tornare di aiuto (seguire per Rifugio Bogani, sentiero 25). Un breve e ripido tratto nel bosco permette di guadagnare i primi metri, regalando notevoli scorci sulla Valle dei Molini e sul versante settentrionale della meta odierna. Segue un lungo e monotono traverso che conduce dopo circa mezz'ora ad un bivio, presso il quale andrà ignorato sulla destra il sentiero per il Rifugio Bietti-Buzzi mantenendosi dunque sul numero 25 che va inoltrandosi nell'impluvio della Valle dei Molini. Si scorgeranno sulla sinistra le belle torri rocciose note come il "Frate" e la "Monaca", i cui profili ci accompagneranno nell'attraversamento di alcuni canali piuttosto scoscesi. Senza fatica alcuna si andrà quindi a toccare il fondo della Valle delle Lavine, capace di offrire uno scenario davvero suggestivo grazie alle sue pareti strapiombanti ed ai suoi numerosi fenomeni erosivi. Una serie di tornanti permette infine di raggiungere l'ampia conca laddove sorge l'Alpe Moncodeno, superata la quale si perviene senza possibilità di errore al Rifugio Bogani (1816 metri), appartenente alla sezione del Cai di Monza dal lontano 1906. Nei pressi di questo storico edificio, una palina segnavia invita a seguire un sentiero (segnavia 25/36/37/38) che, dopo alcuni minuti, conduce ad un evidente bivio. Abbandonata la traccia su cui ha sviluppo la "Via della Ganda" (segnavia 25), si prosegue a sinistra in direzione del Passo dello Zapel (segnavia 36/37/38) attraversando l'area nota come Conca delle Foppe. La profonda e panoramica incisione del passo sopracitato non andrà però raggiunta poiché pervenuti al Passo della Val Cugnoletta, si piega leggermente a destra (Sud/Sudest) e per faticosi traversi ci si indirizza verso la base del profondo canalone che lambisce il versante Occidentale del Pizzo della Pieve (in condizioni come quelle da noi incontrate, prestare la massima attenzione a dove si mettono i piedi per via dei profondi abissi e doline presenti su questo versante). Una croce commemorativa posta su un masso (vedasi fotografia) conferma l'imbocco della Via del Nevaio (segnavia 37), decisamente intuitiva nella parte mediana superiore dopo essersi incanalati in quest'ampia incisione che penetra nel versante Nord della Grigna Settentrionale. Obiettivamente non ci sono particolari difficoltà, ma bisogna procedere con cautela per via delle eventuali scariche dall'alto, in quanto la cresta Nordorientale del Grignone presenta spesso pronunciate e traballanti cornici che precipitano puntualmente in questo canalone. Dunque, percorrendo il canale, è bene mantenersi il più possibile a Ovest affinché si evitino spiacevoli incidenti. Una volta raggiunta la parte terminale della Via del Nevaio, si affronta un ripido pendio nella cui parte centrale si presenta come un collo di bottiglia: esso andrà risalito per portarsi nella parte superiore e piegare a sinistra (vedasi fotografia con la traccia corretta di Graziano), dato che io erroneamente mi sono indirizzato verso destra sotto cornici più pronunciate. Seguendo dunque a sinistra ci si porta con alcuni passaggi delicati verso la Bocchetta del Nevaio, non raggiunta oggi perché troppo pericoloso il progredire. Graziano ha quindi trovato una via alternativa per uscire in cresta, risalendo un breve canale posto poco più a Sud della bocchetta sopracitata. Non resta infine che da piegare a destra e seguire la comoda cresta Nordest che in circa 15/20 minuti conduce alla vetta della Grigna Settentrionale, da noi però non raggiunta. Discesa per lo stesso itinerario di salita...


Traccia gps


Graziano e Paolo al Vò di Moncodeno


Mario ed Enrico durante l'attraversamento di un ripido valloncello (siamo sul sentiero 25 che collega il Cainallo ai Rifugi Bogani e Brioschi) 


In primo piano la coppia di torri calcaree note come il "Frate" e la "Monaca". In secondo piano il Monte Legnone con alla sua destra il Pizzo Alto


Splendida fioritura di una Rosa di Natale


Passaggio nei pressi dell'Alpe di Moncodeno


Rifugio Bogani


Palina segnavia nei pressi del Rifugio Bogani. Sarà da seguire per Zapel/Via del Nevaio cioè il sentiero che ha in comune inizialmente i numeri 36 e 37


A distanza di pochi minuti dal rifugio sopracitato ci si trova di fronte ad un bivio. Tralasciando a destra la "Via della Ganda" (segnavia 25), bisogna proseguire sulla sinistra mantenendosi in direzione dello Zapel/Via del Nevaio


Un solitario camoscio nei pressi del Rifugio Bogani (fotografia di Enrico con Panasonic Fz50)


Man mano che ci portiamo verso il versante Nord della Grigna Settentrionale appare sulla nostra destra la cresta di Piancaformia con l'ambiente attraversato dalla "Via della Ganda"


Il Pizzo dei Tre Signori incorniciato dalle rocce del Passo dello Zapel. Indicativamente la foto è stata scattata dal Passo della Val Cugnoletta, posto qualche centinaio di metri più a Occidente rispetto al Passo dello Zapel


Graziano e Paolo passano avanti a batter traccia sui numerosi traversi che ci condurranno verso la base della Via del Nevaio


Il severo ambiente che incornicia il Passo dello Zapel, posto in basso sulla destra ed unica via per raggiungere il Rifugio Riva e l'abitato di Baiedo


Croce commemorativa che ci "assicura" sul corretto orientamento verso il Nevaio


L'ampio solco dove ha sviluppo la parte mediana della "Via del Nevaio"...


...mentre alle nostre spalle la sezione mediana inferiore, anche se parzialmente visibile


Manuel, Paolo e Graziano a batter traccia nella parte mediana della Via del Nevaio (Foto di Enrico con Panasonic Fz 50)


Le forti precipitazioni di Domenica scorsa, cui va aggiunto un forte rialzo termico con totale assenza di rigelo, hanno fatto di questo ambiente un caotico insieme di crolli da cornici nevose, slavine da punti di debole coesione ed altro ancora. L'ambiente che si è oggi venuto a creare è decisamente severo...


...e la soglia di attenzione va decisamente innalzata, dato che i pendii sono instabili e le cornici prossime a nuovi crolli risultano sollecitate dal vento presente su questo versante


Graziano e Paolo verso il ripido canale terminale che conduce sulla cresta Nordest della Grigna Settentrionale


Il canale ha come un collo di bottiglia, superato il quale si biforca su ripidi ed esposti pendii. In verde, la traccia da me percorsa ed ovviamente sbagliata in quanto il passaggio sotto le pronunciate cornici risultava troppo pericoloso in considerazione dell'inconsistenza della neve. In rosso, la traccia percorsa da Graziano, che esponendosi a rischi ancor più elevati si è creato un percorso capace però di buttarlo in cresta!!! 


Graziano e Paolo, alla base del canale terminale, durante la lunga discussione che ci ha visto argomentare su quale via percorrere, si fa per dire, in "maggior sicurezza"


...io parto diritto mentre Graziano e Paolo mi seguono qualche metro più a valle...


...ed ovviamente mi trovo a piegare a destra sul pendio sbagliato! Sono visibili nella parte bassa a destra della fotografia Mario ed Enrico, in primo piano da sinistra, i Pizzi di Parlasco, il Pilastro e la Cima del Palone. In secondo piano, al centro della fotografia, il Monte Muggio, alla cui destra, in ombra, è distinguibile la mole del Monte Legnone


In preda ai deliri per l'errore da me commesso, mentre ridiscendo il canale, il "faina" Graziano, sbuca in cresta e giustamente mi ammonisce! Ecco tutta la saggezza dei più anziani!


Graziano nella delicata discesa dal canale da lui imboccato per l'uscita in cresta (Foto di Enrico con Panasonic Fz 50)


Fantastica solitudine nonostante la mia "riluttanza" per questo massiccio montuoso


Come si evince da questa fotografia, anche beccarsi un solo di questi "massi" nevosi sul corpo avrebbe effetti decisamente poco benefici 


Il pendio in secondo piano rende bene l'idea di quante doline ed inghiottitoi siano presenti su questo versante della montagna. La neve ne maschera abilmente gli abissi, dunque meglio avventurarsi solo se si è certi di quanto si faccia


Anche nel vallone, come evidente dalla nostra traccia, è bene tenersi il più lontano possibile da eventuali slavine causate da cedimenti di cornici nevose


La cresta Nordoccidentale del Pizzo della Pieve, isolato ed impervio satellite del versante Nordest del gruppo delle Grigne


La cima del Palone


Fantastiche ed inaspettate solitudini


Graziano, Enrico e Paolo in sosta, con alle spalle la Cima del Palone


I candidi ed immacolati pendii di questo versante non devono assolutamente trarre in inganno poiché in caso di forte innevamento mascherano inverosimili abissi


In sosta presso un traverso tra il Passo della Val Cugnoletta e l'attacco della Via del Nevaio


Il canalone più a sinistra, parzialmente in ombra ed alle spalle del gruppo, rappresenta quello in cui ha sviluppo la Via del Nevaio


Mario con alle spalle il profondo intaglio del Passo dello Zapel sormontato dalla mole del Pizzo della Pieve


Iniziano le prime luci radenti


Tramonto sulla Grigna Settentrionale...


...e sul Lago di Como...Alla prossima...



lunedì 25 aprile 2016

Monte Moregallo (1276 m.) via Canale Belasa da Valmadrera - Triangolo Lariano - Lombardia

Assicuro a chiunque mi legga che non è per nulla facile descrivere il Moregallo. Non basterebbero centinaia di pagine di qualsivoglia edizione monografica per raccontare della complessità di questa montagna, capace però come nessun'altra nel Triangolo Lariano, di così tante guglie e torrioni, di orridi e canaloni, di alte pareti e ripidissimi prati, di una natura tanto ostile quanto affascinante. Il Moregallo è una montagna unica nel contesto Prealpino, possiede una vocazione "divina" capace di mantenerlo lontano dalle terrificanti e da me tanto odiate "rotte turistiche", figlie di una cultura nella quale si giustifica la montagna ad ogni costo. Questo piccolo ed introverso mondo è come un'isola del tesoro, riservata dunque a tutti coloro che, spinti dal senso dell'avventura e decisamente allergici a quello che personalmente definisco il "prodotto confezionato", troveranno in esso un incantevole regno nel quale poter destreggiarsi, divertirsi ed entusiasmarsi. Gli impervi ed inospitali profili di questa montagna, attraggono inevitabilmente chiunque dal lago percorra con lo sguardo lo "skyline" di queste vette, e così come accade ad Ulisse con il Canto delle Sirene, è pressoché inevitabile il richiamo di questa vetta sul più esigente dei viandanti. Dal punto di vista topografico questa montagna viene suddivisa in tre principali settori. Il suo versante Nord, dove tra l'altro ha sviluppo il sentiero con maggior dislivello dell'intero Triangolo Lariano (il 50° Osa, con un salto superiore ai 1000 metri), non possiede un solo tratto pianeggiante e le ciclopiche dimensioni del Pilastro dei Panda, del Mucchio Selvaggio e della Parete Alta rendono questo anfiteatro decisamente ostile alla presenza umana. Ad avallare quanto di cui sopra è la sezione Nordest del Moregallo che, seppur devastata da alcune maledette cave, presenta imponenti bastionate che precipitano nel lago, tra cui la più nota è la Parete del Tempo Perduto. Viene poi il secondo settore del massiccio, quello Occidentale, noto per essere uno dei più isolati del gruppo e che delimita sulla destra orografica la Valle di Moregge. Si tratta di un versante molto scosceso ed impervio, solcato da impressionanti canaloni noti nell'alpinismo per il loro elevato sviluppo (tra questi il più celebre è il Canalone Masciadri). Resta infine il terzo ed ultimo settore, cioè quello meridionale, nettamente inciso dal profondo intaglio della Valle Due Pile. Questo impressionante squarcio nel versante Sud del Moregallo divide a sua volta il fianco in due distinti settori: ad Est quello dell'anticima, ad Ovest quello della vetta principale. E' qui che oggi rivolgiamo la nostra attenzione entrando dunque in quell'area delimitata ad Occidente dalla Bocchetta di Moregge ed ad Oriente dalla Bocchetta di Sambrosera. Si tratta di un luogo decisamente impervio e selvaggio, dove il bosco sfida le forze di gravità ed ardite guglie da esso fuoriescono creando splendide strutture rocciose. Il solco del Canalone Belasa,  sui cui fianchi s'innalzano le torri dei "Pilastri", mediamente alte un centinaio di metri e la cui architettura ricorda una sorta di cattedrale gotica, ne rafforza ulteriormente l inospitalita. L'escursione, dal carattere alpinistico anche se le difficoltà sono sempre contenute su gradi "ragionevoli", è del 19 Aprile scorso in compagnia di Enrico, foto con Canon 750d...

Note tecniche :

Difficoltà : PD (sono presenti numerosi passaggi di IIe III grado, nonché un breve camino valutabile intorno al IV+. Per i meno pratici, le catene e solo in un occasione una staffa, permettono di "tirarsi" su evitando di arrampicare su passaggi che potrebbero mettere in difficoltà i meno esperti)

Dislivello : 943 metri 

Sviluppo : 6,78 Km

Interesse : paesaggistico, botanico, faunistico

Esposizione del canale : Sud

Attrezzatura : casco obbligatorio, per i meno esperti può essere utile un imbrago con Kit da ferrata o cordini


Da Valmadrera, si seguono le indicazioni per San Tomaso fino a raggiungere la piccola frazione di Belvedere (290 metri). Davvero poche le opportunità per parcheggiare l'automobile dove ha termine la strada asfaltata e cioè in corrispondenza dell'inizio della mulattiera per San Tomaso. A prescindere dalla fortuna o meno nel trovare posteggio, bisogna ora seguire l'ampia mulattiera che dopo pochi minuti ci conduce alla cappelletta della Vars, laddove sorgono numerosi segnavia (seguire il numero 6 e 7 per Sambrosera e Pianezzo). Ci si incammina quindi su uno dei sentieri più frequentati di queste montagne, capace di condurci in circa 1 ora di comodo cammino presso la sorgente di Sambrosera, amena località che rappresenta il crocevia di numerosi sentieri. Le possibilità di errore sono nulle, poiché sono presenti molte paline segnavia che impediscono anche al meno audace dei camminatori di imboccare il sentiero sbagliato. Noi, qualche metro prima della sorgente dell'acqua, seguiremo a destra per incamminarci su di una traccia poco evidente ma ben bollata a vernice che conduce con pendenza costante e su terreno roccioso alla base del canalone (segnavia per Canale Belasa, EE). Una nicchia con all'interno una graziosa madonnina rappresenta il punto di partenza di questo itinerario alpinistico ed i passaggi attrezzati si incontrano sin da subito. Si guadagna dunque quota affrontando una serie di salti rocciosi con passaggi di I, II e III grado che, tuttavia, non essendo esposti, non creano particolari patemi d'animo. Si consideri inoltre che gran parte di questi passaggi sono ottimamente attrezzati ma, in considerazione delle ottime prese e della buona roccia, sarebbe davvero un peccato fare affidamento su di essi quando l'arrampicare è davvero piacevole. Salendo rapidamente di quota, la vegetazione (unico neo di questo canale, dato che impedisce in parte i fantastici panorami) va facendosi più rada, lasciando spazio alle prime guglie e torri calcaree del Moregallo, che culmineranno poi nella splendida formazione "gotica" dei "Pilastri". La parte mediana del canale Belasa è caratterizzata da passaggi più "pepati"che culminano in un salto roccioso di circa 10 metri, da affrontare con le dovute cautele, cui segue un successivo camino leggermente strapiombante (è il passaggio più difficile, IV+) dove bisogna lavorare ottimamente in aderenza o cercare la contrapposizione evitando così l'utilizzo della catena. Oltre questi passaggi, non banali e decisamente divertenti, il canale diviene più incassato, e le successive placche e rampe non destano particolari problemi dato che sono valutabili per lo più nel II e III grado. Si giunge così nella parte superiore dell'itinerario, laddove il canale va a morire sui ripidissimi prati del Moregallo. In prossimità dell'uscita, si incontra una palina segnavia (vedasi foto) che può trarre in inganno: infatti, in corrispondenza del cartello, si incrocia una traccia che taglia a mezzacosta il versante Sud. Non va assolutamente seguita né a destra (Est, ci condurrebbe dopo un panoramico colletto verso la parte superiore della cresta Osa), né a sinistra (Ovest, ci condurrebbe con un giro interminabile verso la Bocchetta di Moregge). Noi dunque proseguiamo verso l'alto con le dovute cautele restando nell'ora poco marcata incisione del canale che più in alto muore sulle ripidissime tracce dei prati sommitali. Risaliti circa una cinquantina di metri oltre la palina segnavia sopracitata, si incrocia un'altra traccia (ben più marcata della precedente) che taglia anch'essa a mezzacosta il pendio. Seguendola per pochi metri sulla sinistra, si interseca ben presto nel "sentiero della Tavoulera", che corre poco sotto il filo della cresta Ovest del Moregallo. Raggiunto questo sentiero, non resta che da piegare a destra (Nordest) ed affrontare nuovamente alcuni passaggi delicati per via dell'esposizione e delle difficoltà, oltre i quali si è finalmente in vetta al Moregallo. Per la discesa, consiglio vivamente di mantenersi sul filo della cresta Est (davvero notevoli i panorami) evitando dunque il sentiero che corre più basso infilandosi poi nel bosco. Su percorso di cresta obbligato si raggiunge quindi in pochi minuti la Bocchetta di Sambrosera, laddove è di aiuto una palina segnavia. Piegando decisamente a destra (Sud, segnavia numero 6 per Valmadrera via Sambrosera) in ripidissima discesa si perde quota su di un sentiero molto accidentato che va inoltrandosi nella Valle Due Pile. Non esistono bivi, impossibile sbagliare, solamente una volta raggiunti dei pinnacoli rocciosi una palina segnavia indica sulla destra l'attacco della cresta Osa, che andrà ovviamente ignorato. Non resta che da lambire la base della Torre Quattordio e della Torre Marina per ritrovarsi più a valle in prossimità della sorgente dell'acqua di Sambrosera. Poi giù di corsa alla frazione Belvedere per godersi appieno una birra in compagnia del mio maestro ed inseparabile amico Enrico!!!       



Traccia gps


La parete Sudest del Corno Rat come appare dalla mulattiera per la Cappelletta V.a.r.s.


Il versante Settentrionale del Gruppo Monte Rai e Corno Birone


L'articolato settore meridionale del Monte Moregallo. Facilmente riconoscibile la "scimitarra rocciosa" della cresta Osa alla cui sinistra, in ombra, è identificabile il profondo intaglio del Canale Belasa


Segnavia presso la sorgente dell'acqua di Sambrosera. Questa amena località è un crocevia di numerosi sentieri. Noi torneremo dal numero 6, qui visibile la palina in primo piano, che collega la Bocchetta di Sambrosera a questa località


Ma per la salita, seguiremo quest'altro segnavia, posto nelle adiacenze della sorgente, visibile in secondo piano. I segnavia precedentemente fotografati distano solo pochi metri da questo, dunque è davvero impossibile perdersi!!!


E' qui che ha inizio il vero e proprio Canale Belasa, con le prime attrezzature...


...ed una bella madonnina posta in una grotta alla destra della base del canale


Enrico sui primi passaggi di II


Una piacevole fioritura di Cicerchia


La parte inferiore del Canale Belasa è molto "arrampicabile" grazie agli ottimi appigli che la roccia offre. Divertentissimi ed appaganti i vari passaggi di II e III grado


Enrico nella parte inferiore del Canale Belasa


Paolo in attesa di affrontare i passaggi più delicati della salita. Trattasi di un paio di pareti alte circa una decina di metri, che si si trovano nella parte mediana del canale ed offrono miseri appigli oltre a gradi di difficoltà superiore (III/IV). Sono comunque attrezzati con catene ed una staffa che indubbiamente possono tornare di aiuto


Siamo alla base del più complicato passaggio dell'intero Canale Belasa. Risalita infatti questa breve parete le difficoltà aumentano nella parte superiore ove un erto camino, attrezzato con catena, andrà affrontato con la tecnica della contrapposizione per evitare di far utilizzo delle attrezzature


Una strozzatura del canale nella parte mediana superiore


Paolo fuoriesce da un altro non banale passaggio posto nella parte alta del Canale Belasa


Enrico alle prese con uno dei numerosi passaggi attrezzati


Un tocco di colore nel canale regalatoci da una splendida fioritura di Genziana 


Fuoriusciti da un secondo complicato passaggio (III+) ecco il bellissimo ed inospitale ambiente in cui si è immersi


In prossimità di questa palina segnavia ha termine il canale vero e proprio. Qui si incrocia una prima traccia che taglia parallela i ripidi prati di questo versante. Non andrà assolutamente seguita né ad Oriente  (si andrebbe ad intersecare la parte sommitale della Cresta Osa) né ad Occidente (si farebbe un giro dell'oca per raggiungere la Bocchetta di Moregge)


Questa fotografia è stata scattata nelle vicinanze della Cresta Osa. Dopo la palina segnavia al termine del Canale Belasa (quella della foto precedente per intendersi!), ho piegato a destra (esclusivamente per ragioni fotografiche) indirizzandomi verso un colletto che offre un fantastico panorama sulla cresta sopracitata. Da questo punto è osservabile il resto della salita che ci attende. Nella parte bassa della fotografia è distinguibile l'apice del canale Belasa che "va a morire" su questi ripidissimi prati. Bisogna dunque seguire l'incisione fino a che questa non diviene traccia e circa 50/70 metri più a monte, va ad incrociare di netto il "Sentiero della Tavoulera"  


Questa fotografia è stata invece scattata dall'incrocio tra la ripida traccia sommitale del Canale Belasa con il "Sentiero della Tavoulera". Sulla sinistra si intravede il colletto da cui ho scattato la fotografia precedente, mentre al centro della foto è intuibile la profonda incisione del Canale Belasa


Enrico nell'ennesimo passaggio attrezzato sul "Sentiero della Tavoulera"


Passaggio piuttosto esposto sul "Sentiero della Tavoulera"


Fuoriusciti dall'ultimo passaggio attrezzato ecco apparire in primo piano la parete Nordorientale del Corno Centrale di Canzo. In secondo piano, il Corno Occidentale.


Enrico, eccezionale anche oggi, al termine della faticosa e per nulla banale salita odierna


Il meritato premio alle fatiche odierne, ossia uno splendido colpo d'occhio sul ramo lecchese del Lago di Como


Il Monte San Primo dalla vetta del Moregallo. Sono facilmente distinguibili in secondo piano, sulla sinistra il Monte Leone e sulla destra il Finsteraarhorn e il Bietschhorn


La splendida parete Nordorientale del Corno Centrale di Canzo. Su questo versante si trovano decine di vie alpinistiche con sviluppo anche superiore ai 100 metri e difficoltà prossime al VII grado


Il Corno Occidentale di Canzo, maggiore elevazione del gruppo


La sponda Occidentale del ramo lecchese del Lago di Como. Qui, ben visibile dalla vetta, l'abitato di Onno attraversato dalla strada litoranea che conduce a Bellaggio


Ampio panorama dalla vetta verso le Alpi Lepontine. In primo piano la "Costa dell'Avvocato" mentre più lontano, da sinistra, Palanzone, Monte Generoso e San Primo 


Mandello del Lario come appare dalla vetta del Moregallo


Il bellissimo ramo lecchese del Lago di Como


La graziosa madonnina in vetta al Moregallo. In secondo piano, da sinistra, Corno Orientale, Centrale e Occidentale di Canzo


Ampio panorama dalla vetta del Moregallo, che spazia dal Resegone di Lecco al Monte Linzone


La Grigna Settentrionale dalla vetta del Moregallo


La Grigna Meridionale, con in ombra le torri dei Magnaghi, come appare dalla vetta del Moregallo


Il Pizzo dei Tre Signori


Il lungolago di Lecco come appare dalla vetta del Moregallo. Ben visibile la stazione delle ferrovie ed il centro storico con il bellissimo campanile ottocentesco di San Nicolò


Al centro della fotografia il "mio amato" Monte Barro, capace di dividere il corso del fiume Adda dai laghi della Brianza


La croce di vetta del Monte Moregallo con a fianco un bellissimo e secolare faggio. Sulla vetta di questa montagna sorge uno dei boschi più belli dell'intera regione!!!


In primo piano, da sinistra, la cima boscosa del Monte Coltignone, che degrada poi nell'omonimo dente roccioso, nel Corno Regismondo fino al Monte San Martino in basso a destra. In secondo piano il Monte Due Mani alla cui destra, innevato ed in lontananza, il Pizzo Arera


Pizzo Arera dalla vetta del Moregallo


Durante la discesa dalla cresta Est conviene mantenersi sul filo per godere appieno degli eccezionali scorci panoramici di cui è capace questa montagna


La Bocchetta di Sambrosera. Qui, a destra, per immettersi nella ripida discesa della Valle Due Pile. Diritto si proseguirebbe per San Isidoro ed il Sasso di Preguda, altre splendide località del Moregallo


Panorama dalla parte superiore della Valle Due Pile


La Bocchetta di Sambrosera come appare dalla Valle Due Pile


Oltrepassati questi pinnacoli rocciosi non resta che da raggiungere la fonte dell'acqua di Sambrosera


Alla prossima e soprattutto casco sempre in testa nei canali, che le pietre non mandano le raccomandate, mi raccomando!!!!!!!